Le nostre Tradizioni - Il Falò della Gioeubia

Data:
28 Gennaio 2021
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LE ORIGINI

L'ultimo giovedì di gennaio, si celebra il Falò della Giöbia, un’antica tradizione popolare, diffusa nel varesotto, altomilanese e comasco, che celebra il passaggio dal vecchio al nuovo anno tramite grandi falò di un fantoccio di stracci nelle piazze dei paesi, seguiti da una cena che varia da zona a zona , da risotto allo zafferano e salsiccia a polenta e bruscitt.
Incerta è l'origine del nome per la mancanza di fonti scritte. Alcuni sostengono che esso derivi dal culto alla divinità di Giunone (da qui il nome Joviana). Altri ancora lo ricollegano a Giove, giovedì: il nome deriverebbe dal dio latino "Jupiter-Jovis", da cui l'aggettivo Giovia e quindi Giöbia per indicare le feste contadine di inizio anno per propiziare le forze della natura che, secondo la credenza popolare, condizionano l'andamento dei raccolti. Il periodo della festa coincide con le Ferie Sementine .

 

LA LEGGENDA

La Gioeubia era una vecchia strega vestita di stracci e con gambe lunghissimeViveva solitaria nei boschi dove controllava e spaventava tutti quelli che passavano da quelle parti. Ogni ultimo giovedì di gennaio andava alla ricerca di un bambino da mangiare nei paesi vicino ai suoi boschi.
Un giorno una mamma decise di ingannare la Gioeubia e preparò un delizioso banchetto per lei: lasciò incustodito durante la notte un pentolone di risotto allo zafferano e della luganega (salsiccia).
Le vecchia strega non seppe resistere e iniziò a mangiare, ma il risotto era talmente tanto che ci mise tutta la notte per finirlo. Arrivò l’alba e i primi raggi di sole colpirono la Gioeubia intenta a finire il suo pasto. Il sole polverizzò la vecchia strega e tutti i bambini furono salvi per sempre.
Le origini di questa tradizione risalgono al periodo precristiano e hanno cambiato nome nel tempo, mantenendo l’intento di bruciare e cancellare le forze negative dell’inverno per creare terreno fertile per l’arrivo della primavera.
Una ricorrenza che viene fatta conoscere anche all’interno delle scuole che in molti paesi preparano insieme ai bambini il fantoccio della vecchia strega con stracci e legna, per poi bruciarla durante i giorni di fine gennaio.


LA TRADIZIONE

La sera dell’ultimo giovedì di gennaio vengono costruite con stracci e paglia delle Giöbie con sembianze femminili. Nella tradizione i fantocci indossano mutandoni di pizzo, delle calze rosse, un grembiule ed il capo coperto da un fazzoletto. Le Giöbie venivano portate in grandi cortili o sulle piazze per essere bruciate e esorcizzare la fine dell’inverno e l’inizio dei lavori nei campi. Una volta che il fantoccio era arso dalle fiamme, il rogo continuava ad accompagnare la festa popolare alimentato da fascine di rubinia e fusti secchi di granoturco, cioè fasci di “rubinia” e di "maragasc".

La Giöbia era un’occasione per cenare in comunità o in famiglia "cunt' uI luganaghen", il salamino, cotto nella brace e nella cenere del camino, oppure , presso i gruppi più poveri, "cunt' ul saràcu", cioè con la popolare saracca; immancabile era sulle mense "ul pangiàldu", cioè il tradizionale pane alto lombardo impastato con farina di grano e granoturco.

Ultimo aggiornamento

Mercoledi 22 Settembre 2021